Lina Obregón
Attraverso un dialogo ricco e riflessivo con Lina Obregón, De Castelli esplora l’interazione tra forma e sfumature cromatiche. Nasce così Bosque, un separé concepito non solo come elemento funzionale, ma come una vera dichiarazione decorativa, capace di introdurre movimento, ritmo, luce e profondità narrativa allo spazio.
DC Qual è l’ispirazione dietro allo sviluppo di Bosque?
LO Bosque nasce per evocare le qualità di una trama intrecciata — ritmo, ripetizione e permeabilità — separando lo spazio senza mai delimitarlo davvero. Ispirato a un’architettura vegetale, dà vita a un rifugio intimo, quieto e avvolgente. Più che un semplice separé, è una presenza scultorea che trasforma la decorazione in materia viva: le foglie si intrecciano lungo steli paralleli in un fluire organico che richiama il susseguirsi delle stagioni.
DC Che ruolo ha avuto il metallo nel processo creativo?
LO Bosque nasce da un percorso di ricerca e sperimentazione sviluppato con De Castelli sulle trame del metallo e sul loro potenziale progettuale. Un “intreccio che non intreccia”, permeabile ma avvolgente, capace di dialogare con luce, riflessi e cromie senza la rigidità tipica delle lavorazioni tradizionali del metallo.
Il processo è stato un continuo confronto tra intuizione creativa ed esplorazione materica: comprendere i limiti del metallo per trasformarli in risorsa, valorizzandone appieno le qualità.
DC Come hai bilanciato la presenza architettonica di Bosque con la sua funzione di separé?
LO Bosque è un sistema modulare che unisce una struttura architettonica rigorosa a un’estetica spontanea, quasi naturale. La guida a pavimento può assumere configurazioni sinuose, circolari o a zigzag, mentre il sistema si sviluppa anche in altezza fino al soffitto. Foglie, steli e aperture luminose evocano un paesaggio organico, generato da composizioni potenzialmente infinite. Concepito come una superficie dinamica e tridimensionale, Bosque è pensato per essere montato, smontato e riconfigurato nel tempo, adattandosi con flessibilità ai diversi spazi e scenari progettuali.
DC C’è un aneddoto, una riflessione o una nota particolare che vorresti condividere?
LO È stato un dialogo continuo tra creatività e sperimentazione materica: comprendere i limiti del metallo, per poi trasformarli in risorsa e valorizzarne le qualità. Bosque è il risultato di un processo progettuale guidato dalla ricerca, che ha permesso di esplorare e rivelare appieno il potenziale espressivo del materiale.
Il progetto si è sviluppato con leggerezza e curiosità, attraversando schizzi, modelli essenziali in cartone e paglia, test di piegatura in fabbrica e fasi di modellazione. Spesso è stato il processo stesso a suggerire la direzione, conducendo a esiti inattesi. La collaborazione con De Castelli e la curiosità progettuale condivisa sono state fondamentali lungo tutto il percorso. Sono grata per il loro entusiasmo e la loro apertura nell’esplorare insieme questo viaggio. Le variazioni cromatiche sono diventate un territorio centrale di indagine: scegliere una sola versione risultava impossibile, poiché le finiture aprivano a combinazioni sempre mutevoli. Ogni composizione è scandita da delicati accenti di ottone e rame, come luce che filtra tra il fogliame.
DC Com’è stato vedere il tuo prodotto presentato al Salone del Mobile?
LO Al Salone del Mobile, Bosque è stato presentato nella sua essenza più compiuta: da un lato come prodotto definito, nella forma di separé, dall’altro come sistema architettonico esteso a tutta altezza sulla facciata dello stand. L’installazione ne ha evidenziato il potenziale compositivo e la capacità di adattarsi, trasformandoli, agli spazi architettonici.
Vederlo esposto in quel contesto è stato particolarmente significativo. Bosque ha instaurato un dialogo armonico con gli altri elementi, attraverso un equilibrio sottile di materiali, cromie e riflessi. La luce ha avuto un ruolo centrale, attraversando le superfici in metallo e le “foglie”, generando profondità, ombre e riflessi in continuo mutamento. In quel dialogo con lo spazio, Bosque ha davvero preso vita.
In un dialogo poetico ed emotivamente coinvolgente con Jocelyn Yang e Tiffany Liao, De Castelli esplora la filosofia progettuale del nuovo sistema decorativo Floem.