Jocelyn Yang & Tiffany Liao
De Castelli dialoga con le designer Jocelyn Yang e Tiffany Liao per approfondire la filosofia progettuale del nuovo sistema decorativo Floem: una narrazione evocativa che mette in relazione tradizioni e culture orientali con un approccio al design occidentale, dando vita a una superficie che supera i canoni tradizionali della decorazione per diventare un elemento autenticamente funzionale.
DC Cosa ha ispirato lo sviluppo di Floem?
JY & TL Floem nasce dal desiderio di tradurre la poetica immaginazione floreale della cultura orientale in un linguaggio di design contemporaneo. Il nome stesso, fusione di “Flower” e “Poem”, racchiude l’intenzione di dare forma a opere che vadano oltre la decorazione, trasformandosi in custodie di emozione, memoria ed esperienza dello spazio.
Al centro di Floem risiede il loto. Nella cultura orientale esso è simbolo di purezza, auspicio, resilienza e vita che si rinnova. Eppure Floem non intende mai essere una semplice trasposizione della natura: tutto prende avvio da un unico petalo.
Il petalo abita una soglia sottile, sospesa tra forma e informe. Non conosce la rigidità della geometria, né la perfezione della simmetria o la serialità del modulo. Segue invece una logica organica, in cui ogni ripetizione custodisce una differenza, e ogni ordine accoglie una variazione silenziosa. Così l’opera non nasce dall’assemblaggio di unità geometriche, ma da stratificazioni di petali che si rincorrono e si sovrappongono, generando un continuo gioco di velature e rivelazioni, di presenza e sottrazione.
Floem non è la rappresentazione di un fiore. È piuttosto un modo di vedere: uno sguardo profondamente radicato nell’Oriente, capace di riconoscere l’infinito nel minimo e l’eterno nell’istante. In un singolo petalo si condensa il tempo che scorre, l’ordine invisibile della natura, e un paesaggio interiore fatto di silenzio e contemplazione.
DC Da dove nasce la composizione?
JY & TL L’origine del progetto è sorprendentemente semplice. Nelle prime fasi dello sviluppo, abbiamo preso alcuni fiori di loto e dato vita a una serie di esperimenti, separando con attenzione i petali e lasciandoli poi liberi nell’aria. Osservavamo come cadevano, come si muovevano sospinti, come si scontravano e infine si posavano. Tra innumerevoli configurazioni, abbiamo selezionato quelle che ci sembravano più belle e più vive.
Invece di controllare ogni esito, abbiamo lasciato che la gravità, le correnti d’aria e gli incontri casuali partecipassero al processo progettuale. In un certo senso, abbiamo restituito intenzionalmente una parte dell’autorialità alla natura. Ogni petalo in metallo è identico come unità singola. Eppure, una volta disperso, ciascuno inizia a raccontare una storia diversa. Le variazioni di rilievo, tonalità, inclinazione e riflesso danno vita a una composizione in continuo mutamento. Alcuni petali si inclinano verso l’alto, altri verso il basso. Le loro orientazioni non sono mai uniformi. Come veri petali caduti, sembrano respirare.
DC Che ruolo ha svolto il metallo nel processo creativo?
JY & TL Il metallo più duro diventa il petalo più morbido. Al cuore di Floem si trova un’idea profondamente radicata nella filosofia orientale: la morbidezza non vince la forza attraverso l’opposizione, ma attraverso la trasformazione. Non si tratta di resistere, ma di diventare. Ogni petalo in metallo è modellato con leggere ondulazioni, né perfettamente piatto né rigidamente uniforme. Delicate convessità e concavità scorrono sulla superficie come tracce del vento, come se il materiale fosse stato sfiorato da un gesto. Questi contorni generano una sensazione di respiro. La luce vi scivola lentamente. Si posa, riparte, si posa ancora. Le ombre emergono e si dissolvono. In questo dialogo continuo tra luce e forma, il metallo sembra risvegliarsi. Non è più freddo, non è più silenzioso. Inizia a sussurrare.
Toni e texture sembrano emergere dall’interno del materiale piuttosto che essere applicati alla sua superficie. Ciò che rende l’opera affascinante è la tensione tra opposti: la rigidità del metallo contiene la morbidezza del petalo, la precisione industriale ricrea la spontaneità della natura, un materiale freddo e duraturo diventa il veicolo dei colori più vivi e fugaci.
DC Quali sono state le sfide progettuali principali?
JY & TL Una delle sfide più grandi è stata trovare un modo per esprimere l’essenza del petalo di un fiore attraverso linee il più possibile raffinate e contemporanee, evitando una forma che risultasse puramente geometrica o genericamente organica. Ciò che cercavamo era qualcosa che portasse con sé una sensazione di natura — una qualità poetica e astratta, percepibile più che esplicitamente visibile. Insieme a De Castelli, abbiamo attraversato numerosi prototipi prima di arrivare a questa forma finale, in cui tutto ha trovato il proprio equilibrio.
Lo sviluppo della finitura è stato altrettanto fondamentale. Volevamo che le tonalità restassero sofisticate, mai eccessivamente letterali né convenzionalmente decorative. La nostra ambizione non è mai stata quella di creare un oggetto che fosse semplicemente decorativo, né un mero esercizio di composizione materica. Desideravamo andare oltre l’idea del “bello” in sé, avvicinando il lavoro a un’installazione artistica — capace di invitare alla contemplazione, all’emozione e al dialogo.
DC C’è una nota particolare o qualche aneddoto che vorreste condividere?
JY & TL Questa è la nostra prima collaborazione con De Castelli e siamo profondamente grate per questa opportunità.
Essendo il nostro primo progetto di product design, abbiamo sentito il forte desiderio di creare un dialogo autentico tra il carattere dell’opera e le nostre stesse origini. Abbiamo cercato di intrecciare diversi livelli di identità ed esperienza: le nostre radici culturali orientali, la nostra prospettiva di designer donne e la sensibilità maturata in anni di lavoro nel mondo dell’high-end design. Il risultato è qualcosa che va oltre il prodotto: è una conversazione tra Oriente e Occidente, tra natura e geometria, tra morbidezza e forza, tra sensibilità poetiche tradizionali ed estetiche contemporanee.
Vedere questi petali dispiegarsi con intensità sulla parete principale dell’allestimento al Salone del Mobile è stato per noi un momento di grande emozione, difficile da esprimere a parole. Sapere che il nostro lavoro può oggi essere presentato su una scena internazionale, prendendo vita attraverso la straordinaria maestria artigianale del metallo di De Castelli, ci riempie di entusiasmo e gratitudine profondi.
De Castelli avvia un nuovo progetto che conferma il suo impegno nel migliorare l’efficienza energetica e nel generare un impatto positivo sui temi ESG.