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De Castelli dialoga con Francesco Forcellini
Data
Maggio 2026
In dialogo con

Francesco Forcellini

In un dialogo ricco e approfondito con Francesco Forcellini, De Castelli esplora il rapporto tra materiale e superficie, così come quello tra oggetti e processo progettuale. Da questo confronto prende forma la narrazione della collezione Dorica: una serie di arredi che reinterpreta la chiarezza formale del linguaggio dell’architettura greca attraverso il potenziale trasformativo del metallo, capace di evolvere in forma e texture e di dare vita a superfici che raccontano luce, ritmo, movimento e narrazione nello spazio.

DC Qual è stata l’ispirazione alla base della realizzazione della collezione Dorica? Perché questo progetto ha un significato così importante per te?

FF Questo progetto è per me particolarmente significativo perché si sviluppa a partire dal sistema Dorico presentato lo scorso anno, ampliandolo fino a diventare una collezione completa di arredi contenitori, in cui sia il modulo architettonico sia gli elementi al suo interno sono definiti dalla medesima logica progettuale. Credo che, nel panorama del design contemporaneo, sia fondamentale sviluppare prodotti e sistemi capaci di generare un’ampia gamma di configurazioni e possibilità per gli spazi interni.

Dal punto di vista creativo, la collezione Dorica riflette in modo diretto il mio approccio al progetto: partire da forme archetipiche e ridurle alle loro qualità essenziali, preservandone al contempo l’identità formale. Ne risulta un linguaggio dalla forte capacità comunicativa, in grado di bilanciare il senso di familiarità con una visione del design orientata al futuro.

DC Che ruolo ha giocato il materiale, quindi il metallo, nel processo creativo?

FF Il metallo è stato il vero punto di partenza del progetto, nato dal desiderio di conferire una forte identità tridimensionale alla lastra piana in metallo. In questo senso, De Castelli svolge un ruolo centrale: attraverso tecnologie avanzate, le superfici vengono trasformate e modellate, aprendo nuove possibilità estetiche e formali.

 

DC Qual è stata la principale sfida nel passaggio dallo sviluppo del sistema di rivestimento a quello della collezione di arredi?

FF La principale sfida nella progettazione del sistema di rivestimento Dorico è stata quella di sviluppare un linguaggio riconoscibile, ma al tempo stesso ottimizzabile per la produzione industriale e adattabile a diversi progetti, in linea con una metodologia che caratterizza anche l’approccio di De Castelli. Il passaggio successivo, ovvero l’estensione alla collezione di arredi, con tutte le necessarie declinazioni formali e tecniche, ha rappresentato un’ulteriore evoluzione di questa linea di pensiero. Si è trattato di un’occasione per rafforzare la relazione tra forma, tecnologia e materiale, all’interno di una visione del design più ampia e integrata: una trasformazione che considero coerente sia con il mio approccio progettuale sia con la filosofia di De Castelli.

DC C’è una nota o aneddoto particolare che vorresti condividere?

FF Quando progetto realizzo molti schizzi, alla ricerca di un modo per dare forma alla lamiera in metallo che sia convincente, scultoreo, essenziale ma al tempo stesso rappresentativo. Durante questo processo è emersa l’immagine di una colonna dorica e ho compreso che, scomponendola in moduli in metallo, il progetto avrebbe preso forma in modo quasi immediato.

Sono sempre stato profondamente affascinato dalla forma e, nel tempo, ho costruito un archivio visivo personale di forme e proporzioni, fortemente legato ad archetipi classici della storia dell’arte e dell’architettura — forme a cui ritorno costantemente e che ammiro per la loro chiarezza e per la loro capacità di durare nel tempo. Quando ho capito che questo progetto poteva costruire la propria identità sull’essenzialità delle scanalature ininterrotte di un elemento storico dell’architettura, ho provato un grande entusiasmo. Ero convinto che questo riferimento avrebbe conferito al progetto una forza più profonda, perché evoca un significato quasi ancestrale: proprio come il metallo stesso, un materiale altrettanto primordiale, ma storicamente estraneo a queste forme.

Questo intreccio di affinità e contrasti aggiunge un valore unico al progetto. La semplice proporzione tra curva e piega richiama questa antica memoria formale, comunicando qualcosa che va oltre la sua presenza fisica e creando un dialogo tra passato e presente.

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